I Vini del Qudrovale

il Nebbiolo

Sono moltissimi i reperti bibliografici che indicano il” Nebbiolo” come il più nobile e antico vitigno ad uva nera del Piemonte, e probabilmente anche d’Italia. Questo autoctono piemontese si presenta come una pianta vigorosa, molto esigente in fatto di giacitura ed esposizione del terreno, che necessita di cure attente e grande lavoro. Non tutti sanno che: era prassi, contrariamente alle consuetudini attuali, vanificarlo in versione dolce. Il profumo delicato, che ricorda la viola, si accentua e si perfeziona con l’invecchiamento. Il sapore asciutto, vellutato ed aromatico si accompagna sempre ad un buon corpo. Si abbina bene con primi, anche ripieni, carni bianche e rosse non troppo condite.

 

il Barbera

Il “Barbera” è un vitigno storico, le cui testimonianze risalgono al XVII secolo e conservate nel municipio di Nizza Monferrato, è un vino duttile, dal quale si ottengono vini Novelli ma anche grandi vini da invecchiamento. Le zone di produzione della “Barbera” classica sono tre: Alba, Asti e il Monferrato. Colore rosso rubino tendente al granato con l’invecchiamento, profumo vinoso note di prugna e di ciliegia matura, mora e lampone. Si abbina bene con primi importanti, carni bianche e rosse, selvaggina, salumi e formaggi; insomma un tutto pasto.

 

il Dolcetto

Il “Dolcetto”deriva il suo nome dal piemontese “Dusset” che significa “Dosso o Collina”. Quindi non si deve assolutamente pensare ad un vino dolce, anzi le sue caratteristiche sono quelle di un vino rosso strutturato. Il “Dolcetto” è un vitigno che negli ultimi anni sta riscuotendo particolare interesse anche grazie alla maggiore qualità prodotta. Questo vitigno ha la caratteristica di avere un ciclo molto breve di maturazione. Di Dolcetti ne esistono alcune varietà: di Dogliani, d’Alba e di Diano. Di colore rosso rubino tendente al granato, profumo vinoso, talvolta etereo, caratteristico con sentore di legno. Sapore asciutto con aroma mandorlato, talvolta con profumi di frutta e/o speziati. Si abbina bene con primi secondi e formaggi, un vino a tutto pasto.

 

il Barolo

Il “Barolo”e un vino dalla storia importante. Già nel Settecento aveva estimatori in tutta Europa e agli inizi dell’ Ottocento cominciò ad essere prodotto con le caratteristiche attuali. Fu Giulia Calbert Faletti, Marchesa di Barolo, a dare un contributo fondamentale alla produzione di Nebbiolo (le uve da cui nasce il Barolo) come vino secco, secondo le indicazioni del Conte Oudart. Spetta invece a Camillo Benso Conte di Cavour il merito di aver fatto arrivare in zona il famoso enologo francese per “costruire” un vino secco, importante “alla moda di Bordeaux”. Il risultato trovò un immediato riscontro presso casa Savoia e presso le corti di tutta Europa. Il “Barolo” ottenuto dal vitigno del Nebbiolo, e la vera espressione del territorio, vino difficile da ottenere e che presuppone un attenta progettazione del vigneto, con la scelta del clone di Nebbiolo che garantisca un acino più piccolo e quindi una maggiore carica polifenolica. Tradizionalmente questo vino viene fatto riposare su grandi botti di legno fino a 38 mesi. Di colore rosso granato con sfumature aranciate, profumi fruttati di lamponi e fragoline di bosco, floreali di viola, speziati di cannella,noce moscata, legno, nocciola tostata, tabacco, liquirizia, cacao e cuoio. Sapore vellutato morbido con tannini addomesticati grazie al lungo affinamento, grande struttura e calore alcolico. Ottimo con selvaggina e carni rosse elaborate con sapori intensi e persistenti, adatto anche con formaggi stagionati. Abbinamento tradizionale con Tartufo d’ Alba

 

il Barbaresco

Il “Barbaresco” è una delle perle enologiche dell’Italia e del Mondo. Questo vino nei secoli ha saputo migliorare e raggiungere altissimi livelli di Qualità. Ottenuto dal vitigno Nebbiolo, nei sotto tipi Michet e lampia, è una vera espressione del territorio e dell’integrazione perfetta con l’ambiante pedoclimatico. Un vitigno dal ciclo vegetativo lungo che determina una particolare sensibilità alle gelate primaverili ed autunnali. Il vino ottenuto viene fatto riposare per diversi mesi in botti di legno per renderlo più morbido e vellutato. Le botti normalmente usate sono di grandi dimensioni, anche se ultimamente la tendenza e di fare un passaggio veloce nelle Barrique, e i tempi di affinamento arrivano fino ai 26 mesi. Di colore rosso granato con sfumature aranciate, profumi fruttati di lamponi e fragoline di bosco, floreali di viola, speziati di cannella, noce moscata, legno, nocciola tostata, tabacco, liquirizia, cacao e cuoio. Sapore vellutato morbido con tannini addomesticati grazie al lungo affinamento, grande struttura e calore alcolico. Ottimo con selvaggina e carni rosse elaborate con sapori intensi e persistenti, adatto anche con formaggi stagionati. Abbinamento tradizionale con Tartufo d’ Alba

 

la Freisa

La “Freisa” e uno dei vitigni più importanti del Piemonte, probabilmente anche uno dei più antichi, infatti vi sono testimonianze che riconducono alla Freisa, nel 1517 nelle tariffe doganali di Pancalieri, sono registrate le “carrate di freseaurum”.Poco dopo nel 1692 in alcuni appunti scritti da Cotti si parla di frisa piantata a Neive e alla fine del ‘700 il Conte Nuvolone ne parla sul “calendario Georgiano della Società Agraria di Torino” e considerato questo vitigno tra le uve nere di prima qualità. Di freise ne esistono due doc, quella di Chieri e quella d’Asti. Di colore rosso vivace, profumo caratteristico di lampone, sapore pieno e morbido piacevolmente delicato. Ottimo tutto pasto.

 

il Roero

Il “Roero”il cui nome deriva dalla famiglia feudale che per secoli fu proprietaria delle colline della zona. Il Roero e per un 95% di nebbiolo e un 5% di altri vini(ogni casa usa i suoi). Di colore rosso rubino intenso tendente al granato, profumi di frutti di busco e di confettura, sapore asciutto, di buon corpo, aromatico e a volte tannico. Ottimo con le carni rosse, fonduta e con i primi piatti. Abbinamento tradizionale con i Plin d’ Alba.

 

il Gattinara

Anche nel “Gattinara” il Nebbiolo la fa da padrone, nella zona il vitigno nebbiolo viene chiamato “Spanna”, che miscelato con la “Vespolina”, un vino autoctono della zona, sprigiona più profumi e regala una maggiore intensità cromatica al vino. Di colore rosso granato intenso con sfumature verso l ‘aranciato dopo i lunghi affinamenti. Di profumi floreali ; viola, frutti di bosco, spezie, funghi secchi, sottobosco e cuoio. Vino di grande struttura e complessità, abbastanza fresco, tannico e di finale amarognolo. Si abbina bene con selvaggina, bollito misto, formaggi stagionati dai sapori intensi e persistenti, carni rosse. Abbinamento tradizionale con Tartufo d’ Alba.

 

Il Ghemme

Un ‘ altro vino a base Nebbiolo e il “Ghemme” prodotto nel novarese con l ‘aggiunta di Vespolina e Uva rara, un ‘altro vitigno autoctono della zona, che dona al vino una maggiore morbidezza. Come il Gattinara di colore rosso granato con sfumature aranciato dopo l ‘affinamento. Profumi floreali di violetta, speziato etereo e di liquirizia. Vino di grande struttura e complessità, abbastanza fresco, tannico a un retrogusto amarognolo. Adatto a primi piatti con sughi robusti, brasati e selvaggina.

 

il Grignolino

Un altro vino autoctono piemontese non troppo conosciuto ma che ultimamente si sta rivalutando è il “Grignolino”, facile da bere, non troppo impegnativo, ma dai profumi intensi e gradevoli. Colore rubino intenso, con tendenza all ‘aranciato se invecchiato, profumo tipico e delicato, sapore leggermente tannico con persistente retrogusto asciutto. Consigliato con carni bianche e servito fresco anche con il pesce. Adatto a tutto pasto.

 

il Ruchè di Castagnole Monferrato

Castagnole Monferrato colline morbide che profumano di mare, dove il “Ruchè” prende corpo ed intensità. Vino di un certo spessore fermo e robusto, di colore rubino non troppo carico, con leggeri riflessi violacei, profumo intenso, persistente, fruttato aromatico, sopore leggermente tannico di medio corpo, aromatico asciutto e amabile. Affinato in botti fino anche a 4 anni, un buon tutto pasto anche con i dolci.

 

il Pelaverga di Verduno

La tradizione popolare narra che il vitigno del ” Pelaverga” venne introdotto nel comune di Verduno, nel XVII secolo, dal Beato Sebastiano Valfrè, il quale portò alcune viti coltivate nella zona di Saluzzo. Quasi persa la coltivazione con il passare del tempo, negli anni ’50 il Pelaverga veniva quasi esclusivamente coltivato per il consumo di uva del mercato di Torino. Arrivarono gli anni ’70 e grazie all ‘intuizione di alcuni vignaioli di Verduno, il Pelaverga fu recuperato e salvato dall ‘ estinzione. Di colore rubino più o meno carico con riflessi cerasuoli o violetti, profumo intenso, fragrante, fruttato, con caratterizzazione speziata, sapore secco, fresco, vellutato ed aromatico. Si sposa molto bene con primi piatti importanti, brasati, selvaggina, carni alla brace e piatti a base di tartufo. Adatto a sformati di verdura con Fonduta Valdostana.

 

il Gavi di Gavi

Di uve 100% Cortese il “Gavi” benchè di origini molto antiche, si hanno notizie risalenti solo a pochi secoli fa. Cenni storici precisi infatti risalgono al 1798 presso la Corte dei Nuvolone. Di aspetto limpido, colore paglierino più o meno intenso, all ‘olfatto delicato, di frutta fresca, sentori di albicocca, agrumi, biancospino ed erbe aromatiche. Il sapore asciutto gradevole, fresco ed armonico, ottimo come aperitivo, ideale per una cena a base di pesce, anche con quello alla griglia.

 

il Roero Arneis

Più comunemente “Arneis” come per il rosso Roero il nome deriva dalla famiglia feudale possedente della zona. Di bacca bianca, l ‘Arneis e anche detto il Nebbiolo bianco, in origine veniva vinificato dolce e nelle zone di Castelnuovo Don Bosco, spostato nel Roero nel dopoguerra, ebbe una vertiginosa ascesa, fino a divenire uno dei bianchi più apprezzati del Piemonte. Di colore giallo paglierino, profumo floreale di fiori bianchi, camomilla e ginestra; fruttato con sentori di mela, pesca e nocciola. Possibili sentori erbacei. Sapore fresco, con discrete doti di morbidezza. Abbinamento con carni bianche, primi con crostacei e secondi di pesce alla griglia e al forno.

 

la Favorita

La ” Favorita” , Vermentino in Liguria, Toscana e Sardegna, Pigato in Liguria nella Riviera di Ponente, tanti nomi per un vitigno che dà un prodotto profumato e gradevole. La “Favorita” coltivata nel Roero e Valle Belbo, valorizza il territorio con un altro vino di interesse e qualità. Il nome richiama i favori che l ‘uva e il vino meritavano sulle nobili mense del Roero, mentre i biondi riflessi del grappolo sembrano evocare la luminosità del sole e del cielo Ligure. Il vitigno è giunto nel Roero lungo le strade dell ‘olio e del sale. Una storia che si ripete. Di colore pallido oro con riflessi verdolini, il profumo è avvolgente e delicato, si avvertono gli agrumi, i fiori di tiglio e la frutta esotica. In bocca si presenta fresco, leggiadro e finale con note di fieno. Eccellente con ogni tipo di pesce e crostacei.

 

l ‘ Erbaluce di Caluso

L’ ” Erbaluce di Caluso” è prodotto dall ‘ omonimo vigneto, la cui coltivazione sulle colline moreniche Canavesana, si perde nella notte dei tempi. I solatii vitigni Casusiesi, grazie alle particolari condizioni del terreno e ad un clima assai propizio, consentono di ottenere un vino unico ed inconfondibile nel panorama dei vini bianchi piemontesi. Di colore giallo paglierino, con un profumo fine, che ricorda i fiori di campo mentre il gusto è secco, fresco e caratteristico. Ideale aperitivo, tutto pasto con il pesce.

 

il Brachetto d ‘ Aqui

Come tutti i veri protagonisti anche la storia del ” Brachetto d ‘ Aqui” è intrisa di leggenda e fascino. Una delle più suggestive ….. e maliziose ….. racconta che al ” Vinum Aquese” si attribuissero mirabolanti virtù afrodisiache ….. è credenza comune che all ‘ epoca dell ‘ Impero Romano, Giulio Cesare prima e Marco Antonio poi facessero precedere il loro arrivo in Egitto alla corte delle bella Cleopatra da otri di “vinum Aquese”, apprezzatissimo dalla Regina per risvegliare gli ardori dei suoi leggendari amanti …… Dalla storia ad oggi, di tempo n’ è passato nonostante questo il Brachetto d ‘ Aqui e comunque una bellissima realtà. Di colore rosso rubino di media intensità e tendente al granato chiaro talvolta rosato. Di profumi muschiato molto delicato, sapore dolce, morbido e delicato. Abbinamenti classici con i dolci.

 

il Moscato d ‘ Asti

E’ il Moscato più famoso d ‘ Italia, spesso associato all ‘Asti spumante, con il quale divide le uve, e in parte, i metodi di vinificazione. Il “Moscato” e un vino tranquillo dolce non troppo alcolico. Alcuni cenni storici; vitigno di probabile origine Greca, in Italia era sicuramente coltivato dai Romani, prima della nascita di Cristo. Si tratta delle uve che i Latini chiamavano “Apicia o Apianea” Fù un gioielliere milanese, Gian Battista Croce a donare dolcezza al vino, che prima vinificato secco, non permettendogli di trasformare completamenti gli zuccheri in alcool. “Che Idea” Il vitigno Moscato bianco grazie alla sua aromaticità e all ‘ ambiente pedoclimatico di quest’area da dei risultati difficilmente ripetibili in altri territori. Colore giallo paglierino con riflessi dorati; effervescenza fine, numerosa e persistente; profumo intenso, aromatico, fruttato e floreale, sentori di salvia, muschio, pesca bianca, albicocca, glicine, fiori d ‘ arancio e tiglio Sapore dolce e morbido. Adatto per accompagnare i dolci e i formaggi